Dic 6, 2009 - opinioni    No Comments

Alluminio.

1236395806Una storia esemplare. (non la mia, dello stabilimento di RHO)

Preambolo

Sono entrato in questo mondo nell’Aprile del 1970; da pochi giorni avevo terminato un corso di formazione professionale, (Ottobre 1968 – Marzo 1970), organizzato a Milano dall’ Associazione Industriali Lombarda, per ragazzi provenienti dalle aree depresse del Paese, nella sostanza “chiamati” da tutta Italia, previa selezione.

Terminata la scuola mi è stato dato un foglietto con indicato:

SAVA divisione ISA

Via San Martino, n.60

RHO (MI)

Mi sono presentato all’Ufficio Personale, mi hanno dato le indicazioni sulle pratiche da espletare, (documenti da portare, libretto di lavoro, visita medica, etc.); il 5 Maggio ho portato la documentazione richiesta e sono stato portato in attrezzeria dove ho cominciato a prendere visione delle mansioni a cui sarei stato adibito; il 6 Maggio 1970 è stato il primo giorno “ufficiale” di lavoro su una fresatrice.

Era tutto “bello” e “facile”!

Cronistoria

Nella prima metà degli anni 60 la SAVA acquisisce la proprietà dello stabilimento ISA che ha sede a Milano. Nel 1964 inizia il progetto e la realizzazione dello stabilimento di che si conclude negli anni ’70 ’71 con il trasferimento degli impianti e della produzione da via Varesina a Milano a Rho (MI) in via S. Martino.

Nel biennio ’72, ‘73, a seguito della crisi energetica sono iniziati i problemi per il settore dell’alluminio. Non era più così semplice come era stato per me entrare nel mondo del lavoro.

Nel Gennaio 1975 la prima cassa integrazione ordinaria, 3 giorni alla settimana a rotazione per pochi mesi.

Sul finire degli anni ’70 la situazione del settore della produzione di alluminio primario risultava estremamente pesante, soprattutto per l’elevato costo di produzione dell’alluminio.

L’incremento delle tariffe elettriche verificatosi dopo le due crisi energetiche del ’73 e del ’79 non consentono più, in Italia, di produrre alluminio primario a costi ragionevoli.

A questo punto interviene lo Stato con i vari Ministeri ed il Ministero delle Partecipazioni Statali che in un documento affronta il complesso problema della produzione dell’alluminio e la conversione di alcuni impianti di produzione di alluminio primario.

Nel documento veniva affrontato anche il problema riguardante la ristrutturazione della Società SAVA – Alluminio Veneto che versava in gravi condizioni finanziarie. Le previsioni erano per una completa ristrutturazione del gruppo, con l’eliminazione di alcuni impianti per la produzione dell’alluminio primario e la conversione degli stessi per la lavorazione delle leghe.

In questo contesto, la SAVA a Rho investe in un nuovo impianto di estrusione che entra a regime nel 1981; è questo il periodo più importante per lo stabilimento di Rho circa 400 dipendenti oltre 300 operai.

Passano pochi anni, nel 1984 l’ALUSUISSE decide di abbandonare il settore estrusi in Italia.

Nell’estate dell’84 la parte più importante delle vendite, una dozzina tra venditori ed addetti alle vendite alla “chetichella” passano ad ALUMINIA .

Il 5 dicembre dell’84 dopo una riunione a Roma del Coordinamento dell’alluminio a Rho si tiene un’assemblea in cui viene annunciato in maniera ufficiosa l’esistenza di un PIANO che prevede la chiusura dello stabilimento di Rho.

Il 19 Gennaio dell’85 a Milano la SAVA annuncia ufficialmente dell’abbandono del settore estrusi e la conseguente chiusura dello stabilimento di Rho.

L’EFIM rileva il 50% delle azioni SAVA e diventa unico proprietario, ufficializza il nuovo “piano” dove è deciso la “chiusura”, blocco della produzione di estrusi, dello stabilimento di RHO.

Qui si vede la lungimiranza dei “PIANI” dei nostri “GOVERNANTI”, si continua a sostenere che la produzione di alluminio primario è “strategico” per il paese e ci si “accolla” gli oneri e si lascia ai privati il settore che può essere “remunerativo”.

Il 31 Luglio 1985 lo stabilimento di Rho cessa di produrre, 80 dipendenti tra cui una dozzina di impiegati passano ad l’ALUMINIA del Gruppo EFIM; oltre la metà di questi lavoratori sono in età vicina al pensionamento.

Il “Piano” prevedeva per il sito di Rho, lo spostamento a Feltre dell’impianto di estrusione e l’avvio di attività di seconde e terze lavorazioni, (trafileria, magazzino, assemblaggio di serramenti, etc.). La pressa di estrusione è stata trasferita il resto è rimasto sulla carta.

Nel 1986 lo stabilimento di Rho viene ristrutturato ed accoglie circa una quarantina lavoratori trasferiti da un’altra società del gruppo con la produzione di articoli per l’arredo urbano.

Nel 1986 ALUMINIA rileva le attività della REYNOLDS che abbandona il mercato degli estrusi italiano.

Nel 1988 l’ALUMINIA cambia nome e diventa ALUMIX; parte degli uffici di Milano vengono trasferiti presso la sede di Rho.

La produzione dell’alluminio primario continua ad essere “strategico” per l’Italia e continua ad essere un onere per i “contribuenti”.

Il 1 Aprile 1996 tutte le attività di ALUMIX vengono cedute ad ALCOA che si impegna per un quinquennio a garantire i livelli occupazionali; per continuare a produrre alluminio primario lo Stato offre ad Alcoa agevolazioni varie, (costo energia elettrica, etc.) fino a quando non interviene la Unione Europea.

Nel 2000 ALCOA trasferisce a Bareggio (MI) l’attività residuale dello stabilimento di Rho, il magazzino estrusi e relativi uffici ed avvia la vendita dell’area; Rho “sparisce” dal pianeta alluminio.

Epilogo

Nel 2007 ALCOA e SAPA creano un gruppo a livello europeo degli impianti di estrusione.

Nel 2009 ALCOA ripropone la chiusura della produzione di alluminio primario e non finisce qui.

Il 31 Luglio 2008 sono “uscito” dal “mondo” del lavoro, per quasi 40 anni ho convissuto con il problema della disecomomia di produrre Alluminio primario in Italia, non sono mai stato convinto dal fatto che fosse “strategico”. Forse era strategico creare posti di lavoro per evitare di lasciare tanti lavoratori a spasso.

Due domande per concludere:

1.   Con i “contributi” che lo Stato in questi 30 anni a “buttato” nel settore quanto alluminio primario si avrebbe comprato sul “libero mercato”? Non sarebbe stato meglio importare allumina anziché bauxite?

2.   Con i “contributi” che lo Stato in questi 30 anni a “buttato” nel settore, quanti nuovi posti di lavoro si sarebbe potuto creare se fossero stati investiti con oculatezza in nuove produzioni, ricerca di nuove tecnologie, etc.?

… è stato tutto un “travaglio” ma io c’è  l’ho fatta!

… ora è peggio!

Morale

“Sbagliare è umano, perseverare è diabolico”!

Alle storture, agli errori commessi non si è mai voluto dare rimedio e quando si “enunciava” la soluzione, si approvava un “Piano”, si intraprendeva una strada nuova che poteva dare buoni risultati, la si abbandonava il più presto possibile.

P.S.:Questo è un invito a quanti volessero con i loro “ricordi” precisare gli avvenimenti e lasciare traccia di circa 40 anni vissuti nel settore della produzione di estrusi di alluminio dello stabilimento di Rho in via San Martino, n.60.

Alluminio.ultima modifica: 2009-12-06T21:09:17+00:00da fumet
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