Set 5, 2011 - opinioni    No Comments

Anch’io voglio dire la mia.

Punto di vistaMolti come me si domandano e domandano: Perché, nell’ambito di un’ennesima manovra finanziaria che dovrebbe avere il compito del contenimento del debito pubblico, il taglio degli sprechi e la lotta all’evasione, il moribondo governo in carica insiste  nel proporre norme che hanno il solo scopo di cancellare tutele faticosamente conquistate?

La risposta che ho sentito spesso da parte di Ministri dell’attuale governo e di quanti si riconoscono nel disegno restauratore perseguito, è sempre corredata dallo stesso preambolo: la CGIL e parte del PD difendono diritti/valori ormai superati/antistorici appartenenti al secolo passato.

Basta con i pochi privilegiati che difendono il posto fisso dobbiamo pensare ai giovani alle donne ad un nuovo welfare. Ma di questo non si vede nemmeno un inizio, ogni volta si comincia e finisce con interventi a ridurre solamente i diritti dei pensionati e dei lavoratori occupati in maniera più o meno stabile. Gli unici interventi visti in questi anni dominati dalla destra al comando di Berlusconi hanno portato all’estrema precarizzazione dei rapporti di lavoro ed a uno scadimento della qualità del lavoro, rivelatasi nei fatti tutta a sfavore dei lavoratori e di chi vorrebbe entrare stabilmente e con professionalità nel mondo del lavoro.

Dove sono i progetti di nuovo welfare del governo Berlusconi?

Dove sono le proposte di flexsecurity?  Eppure sono tante le proposte di legge depositate in Parlamento. Quando si deciderà di metterci mano?

Nessuna delle manovre economiche varate dall’attuale governo e tantomeno l’ultima contengono o affrontano il tema della riforma del welfare, si vedono solo interventi punitivi verso quelle categorie e i suoi rappresentanti non appartenenti al bacino di voto di riferimento della compagine governativa.

Di proposte per modificare e magari migliorare il welfare ce ne sono tante. Si tratta solamente, non è cosa facile,  di ascoltare quanti hanno proposte e di mettere insieme il progetto migliore che non sempre è il proprio.

Qualche titolo:

  • 35 ore. Occorre ricominciare un ragionamento anche su una riduzione dell’orario di lavoro, riduzione che deve servire per aprire il mondo del lavoro a nuove energie, riduzione che serva ad una ridistribuzione del lavoro. Ripensiamo nuovamente ad una solidarietà nel mondo del lavoro con l’obiettivo di incrementare l’occupazione mediante una programmata riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione. Al datore di lavoro che, a seguito della stipulazione di un contratto di lavoro, proceda all’assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale, vengono riconosciuti particolari benefici. (riduzione IRAP). Ai lavoratori compensazione con innalzamento della quota esente dell’IRPEF. Oltre a pensare ad una riduzione di orario generalizzata è però necessario ragionare in termini di  durata dei tempi di lavoro che assume un arco temporale più ampio che non il giorno o la settimana, ma calendari annui e il ciclo della vita. In pratica  una gestione flessibile della durata del lavoro  i cui disagi  devono essere ricompensati dalla riduzione dell’orario, con i modi e le entità definite. Occorre porsi almeno l’obiettivo, anche se difficilmente raggiungibile, della piena occupazione.
  • La flexicurity (o flessicurezza) intende assicurare che i cittadini dell’Unione europea possano beneficiare di un livello elevato di sicurezza occupazionale, vale a dire poter trovare agevolmente un lavoro in ogni fase della loro vita attiva e di avere buone prospettive di sviluppo della carriera in un contesto economico in rapido cambiamento. La flexicurity vuole inoltre sostenere sia i lavoratori che i datori di retribuzione a cogliere appieno le opportunità che la globalizzazione presenta loro. Essa crea quindi una situazione in cui la sicurezza e la flessibilità possono rafforzarsi reciprocamente
  • Le pensioni. Perche non si stabilisce un range di eta dai 62 ai 70 anni e che ogni uno abbia facoltà di scegliere se andare o meno in pensione in funzione all’entità dell’assegno maturato. Per chi al 31-12-1995 non aveva 18 anni di contributi la pensione viene calcolato con il metodo contributivo e quindi l’assegno è calcolato in funzione a quanto versato, aggiungiamo anche che è previsto anche l’adeguamento dell’eta pensionabile in funzione della speranza di vita, quindi dare la possibilità di posticipare volontariamente l’uscita dal lavoro è senz’altro un vantaggio. Occorre smettere di ragionare sulle pensioni come se il sistema retributivo non sarà mai superato.

Scritto tutto questo cosa rimane? Rimane un governo composto da Ministri sordi; hanno il “paraocchi” e vanno avanti comunque, loro sono senza “macchia” e senza nessun dubbio, sperano di cavarsela sempre!

Un solo problema nessuno più gli da credito e noi paghiamo!

Anch’io voglio dire la mia.ultima modifica: 2011-09-05T00:03:51+02:00da fumet
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