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Nov 8, 2011 - opinioni    No Comments

Nonsolodomande. Qualche risposta in più sarebbe doverosa.

dubbio-1Il questionario è uno strumento, un mezzo d’indagine e non il fine.

Per l’amministrazione comunale di Origgio sta diventando un mezzo di propaganda fine a se stesso. Leggo sulla stampa locale l’annuncio del lancio dell’ennesimo questionario, questa volta rivolto ai giovani. Io mi auguro che non sia il solito buco nell’acqua, ma l’avvio di un percorso utile ad affrontare le problematiche che le nuove generazioni hanno davanti. Non voglio fermarmi alla critica. Voglio rilevare alcune proposte già presenti nel dibattito e nei programmi dei partiti cui però occorre dare attuazione e non lasciarli solo come argomento buono per la campagna elettorale. Oggi i giovani hanno una forte mancanza di opportunità di lavoro, davanti a loro non hanno scelte da fare, il più delle volte si devono accontentare di un lavoro a tempo determinato, dequalificato, precario, sostanzialmente senza nessuna prospettiva per immaginare un futuro. Sicuramente l’attuale sportello lavoro non è sufficiente da solo ad affrontare il tema; occorre dotarsi e schierare di “strumenti” ed energie che vadano oltre gli eletti in Consiglio Comunale con:

  1. L’istituzione di una Commissione Anticrisi (lavoro), che chi più e chi meno, i partiti hanno proposto nei loro programmi elettorali, ma non trovano accoglienza da parte dell’Amministrazione Comunale (PdL, UdC e Lega) che da 18 mesi governa Origgio. Si ritiene più che mai necessaria e urgente la formazione di una commissione ad hoc che si occupi di conoscere la situazione occupazionale del nostro territorio e in concerto con le parti sociali (aziende e lavoratori), ricercare e favorire soluzioni possibili per le diverse situazioni.
  2. L’istituzione di una Consulta Giovanile al fine di favorire una maggiore partecipazione dei giovani alla vita della società e realizzare iniziative che tengano conto delle loro reali necessità. La Consulta, quale punto di riferimento per tutti i giovani origgesi, deve essere uno strumento di conoscenza e di concertazione della realtà giovanile, promuove e propone progetti, iniziative, ricerche, incontri e dibattiti su temi attinenti la condizione giovanile.
  3. L’istituzione del Consiglio Comunale dei Ragazzi con lo scopo di far conoscere e crescere nelle giovani generazioni la partecipazione democratica al governo del Comune. Il Consiglio Comunale formato da alunni della scuola secondaria di primo grado che, supportato da insegnanti (oltre che indirettamente da genitori e amministratori), predispone e approva proposte e progetti su svariati argomenti e settori della vita del territorio.

Non sono sicuramente idee nuove, idee geniali, ma fino a quando non ci si avvierà lungo questi percorsi non sarà possibile esplorare e intravvedere nuovi orizzonti.

Ott 22, 2011 - opinioni    No Comments

Il Piedibus è partito.

piedibus1

Grazie al prezioso contributo di un bel gruppo di volontari, giovedì mattina ad Origgio è partito il Piedibus  2016-2017.

Tre linee, una decina di accompagnatori e oltre 40 bambini hanno potuto sperimentare l’iniziativa e raggiungere la scuola in compagnia e in allegria, guadagnandoci in salute e in buon umore e riducendo inquinamento e traffico. L’iniziativa proseguirà per tutta la durata dell’anno scolastico. Le informazioni per l’iscrizione si possono reperire direttamente all’ufficio scuola del Comune dove è possibile mettersi a disposizione come accompagnatori volontari. Il Piedibus di Origgio passa tutti i giorni, al mattino e al pomeriggio, secondo gli orari esposti  sugli appositi cartelli che si trovano lungo i percorsi, proprio come per una vera linea di autobus. Solo che questo … è il Piedibus.

Per saperne di più:  http://www.piedibus.it/index.php

Il Piedibus è il modo più sano, sicuro, divertente ed ecologico per andare e tornare da scuola.

E’ un autobus umano, formato da un gruppo di bambini “passeggeri” e da adulti “autisti” e “controllori”.

Per fare movimento
Imparare a circolare
Esplorare il proprio quartiere
Diminuire traffico e inquinamento
Insieme per divertirsi
Bambini più allegri e sicuri di sè
Un buon esempio per tutti
Svegliarsi per bene e arrivare belli vispi a scuolaPiedibus

Ott 20, 2011 - opinioni    No Comments

Quale impegno per l’acqua pubblica?

acqua3186_imgQuello che io vado sostenendo, avvolte non capito, nelle riunioni del Comitato dell’Acqua bene comune del saronnese è: affinchè il nostro impegno continui e produca buoni risultati, come è successo in occasione di tutta la vicenda del Referendum dalla raccolta di firme alla vittoria dei SI, non si fermi ai buoni propositi. Per conseguire buoni risultati è necessario prefiggersi obbiettivi credibili e chiari.

Oggi stiamo assistendo al tradimento dello spirito uscito vittorioso dalla consultazione referendaria.

Quì è necessario precisare che la maggioranza degli italiani hanno votato SI all’abrogazione di norme che imponevano la privatizzazione del Sistema Idrico Integrato non si sono pronunciati per una gestione solo pubblica dell’acqua anche se questo rimane l’obiettivo dei promotori i referendum ed è lo spirito con cui milioni di italiani, non la maggioranza, si sono pronunciati per il SI.

Oggi questo spirito viene tradito e si spiega col fatto che le forze conservatrici stanno approfittando del vuoto legislativo creato dall’abrogazione di alcune norme.

Lega e PdL governano la Provincia e la Regione e sappiano cosa hanno fatto e dove vogliono portarci.  Sappiamo come la pensa l’attuale Governo che vuole modificare la Costituzione introducendo il principio che tutto ciò che non è proibito dalla legge si può fare.

Da quì che nasce il proliferare di soluzioni la gran parte a disattendere lo spirito referendario.

Questa premessa per individuare il vero obiettivo che il movimento per l’acqua pubblica deve perseguire se da un lato è necessaria un’azione verso le Amministrazioni locali, Comune, Provincia, Regione, per monitorare e contrastare scelte che perseguono la cessione ai privati del SII dall’altro occorrono iniziative a sensibilizzare i cittadini e per indurre il Parlamento a colmare il vuoto legislativo con una nuova legge.

Si deve mettere in discussione i disegni di legge sul tema giacenti in Parlamento, la legge d’iniziativa popolare ed anche quella presentata dal PD ed arrivare all’approvazione di una nuova legge.

Una iniziativa può essere la presentazione nei vari Consigli COMUNALI, PROVINCIALI E REGIONALI di un mozione-petizioni per chiedere a Parlamento di legiferare. Credo che una iniziativa del genere possa essere condivisa da QUASITUTTI i partiti e movimenti, poi sarà da fare la battaglia sui contenuti della nuova legge.

In questa azione naturalmente sarà necessario coinvolgere i cittadini con petizioni e iniziative di formazione e partecipazione per riuscire ad ottenere una buona legge.

Ott 18, 2011 - opinioni    No Comments

Diseredati.

I numeri della povertà.

manifestazionefiom8 milioni 272 mila

Gli italiani in situazione di povertà relativa nel 2010.

7 810 000 (nel 2009)

13,8% Sull’intera popolazione 13,1% (nel 2009)

3 milioni 129 mila I poveri assoluti (il 5,2% degli italiani)

Le persone impoverite in caduta verso condizioni peggiori secondo i dati Eurostat sono pari al 25% della popolazione.

Il 50% delle pensioni INPS 2010 era costituito da assegni mensili sotto i 500 €

Se i poveri avessero dei diritti, il primo sarebbe quello di poter sperare in una vita migliore, per sé e per i propri figli, e di sapere che l’uscita dalla povertà è possibile.

  • La povertà colpisce con particolare violenza le famiglie numerose, con più di due figli.
  • In Italia, i cittadini tra i 15 e i 64 anni con un lavoro regolarmente retribuito sono quasi 22 milioni e 900 mila, il 56,9% dei cittadini. La percentuale è tra le più basse dell’Occidente. Ci sono poi tre categorie particolarmente vulnerabili: i giovani (l’occupazione è crollata dell’8% nel 2009 e del 5,3% nel 2010); le donne (in Italia lavora solo il 47%); le persone disabili (nel 2008 hanno fatto domanda di assunzione 99.515 disabili e nel 2009 83.148, ma gli avviamenti effettivi al lavoro sono stati rispettivamente 28.306 e 20.830).
  • I giovani che hanno iniziato a lavorare a metà degli anni Novanta matureranno verso il 2035 una pensione analoga a quella degli attuali pensionati con il minimo Inps, ossia di 500 euro. Sono i poveri relativi di oggi e i poveri assoluti di domani.

Il perdurare della condizione di povertà di molte persone e famiglie povere dimostra che le politiche di contrasto fin qui attuate non sono riuscite a incidere sul fenomeno.

Se l’attuale “maggioranza” che ha il dovere ad indicare una via d’uscita, andrà avanti come stà facendo, senza politiche per la crescita e con un decreto sullo sviluppo che ha difficoltà ad essere varato, vuoto di contenuti e senza aver coinvolto la società civile, i partiti d’opposizione, i sindacati e i vari rappresentanti le categorie ad iniziare dagli industriali, sarà sicuramente l’ennesimo flop (fiasco) di questo Governo. Di fronte ai problemi dei giovani sono lì a dividersi qualche poltrona. C’è un problema di fallimento delle promesse, cui si aggiunge quello molto concreto di migliaia di ragazzi che non riescono a trovare un lavoro e a tutto questo è necessario dare assoluta priorità.

Ormai siamo consapevoli che questa è una generazione che non ha alcuna speranza di migliorare rispetto alla precedente.

… ma Bossi e Berlusconi hanno altro a cui pensare. 

Dati estrapolati da: XI Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia

A cura di Caritas Italiana – Fondazione Zancan

Set 5, 2011 - opinioni    No Comments

Anch’io voglio dire la mia.

Punto di vistaMolti come me si domandano e domandano: Perché, nell’ambito di un’ennesima manovra finanziaria che dovrebbe avere il compito del contenimento del debito pubblico, il taglio degli sprechi e la lotta all’evasione, il moribondo governo in carica insiste  nel proporre norme che hanno il solo scopo di cancellare tutele faticosamente conquistate?

La risposta che ho sentito spesso da parte di Ministri dell’attuale governo e di quanti si riconoscono nel disegno restauratore perseguito, è sempre corredata dallo stesso preambolo: la CGIL e parte del PD difendono diritti/valori ormai superati/antistorici appartenenti al secolo passato.

Basta con i pochi privilegiati che difendono il posto fisso dobbiamo pensare ai giovani alle donne ad un nuovo welfare. Ma di questo non si vede nemmeno un inizio, ogni volta si comincia e finisce con interventi a ridurre solamente i diritti dei pensionati e dei lavoratori occupati in maniera più o meno stabile. Gli unici interventi visti in questi anni dominati dalla destra al comando di Berlusconi hanno portato all’estrema precarizzazione dei rapporti di lavoro ed a uno scadimento della qualità del lavoro, rivelatasi nei fatti tutta a sfavore dei lavoratori e di chi vorrebbe entrare stabilmente e con professionalità nel mondo del lavoro.

Dove sono i progetti di nuovo welfare del governo Berlusconi?

Dove sono le proposte di flexsecurity?  Eppure sono tante le proposte di legge depositate in Parlamento. Quando si deciderà di metterci mano?

Nessuna delle manovre economiche varate dall’attuale governo e tantomeno l’ultima contengono o affrontano il tema della riforma del welfare, si vedono solo interventi punitivi verso quelle categorie e i suoi rappresentanti non appartenenti al bacino di voto di riferimento della compagine governativa.

Di proposte per modificare e magari migliorare il welfare ce ne sono tante. Si tratta solamente, non è cosa facile,  di ascoltare quanti hanno proposte e di mettere insieme il progetto migliore che non sempre è il proprio.

Qualche titolo:

  • 35 ore. Occorre ricominciare un ragionamento anche su una riduzione dell’orario di lavoro, riduzione che deve servire per aprire il mondo del lavoro a nuove energie, riduzione che serva ad una ridistribuzione del lavoro. Ripensiamo nuovamente ad una solidarietà nel mondo del lavoro con l’obiettivo di incrementare l’occupazione mediante una programmata riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione. Al datore di lavoro che, a seguito della stipulazione di un contratto di lavoro, proceda all’assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale, vengono riconosciuti particolari benefici. (riduzione IRAP). Ai lavoratori compensazione con innalzamento della quota esente dell’IRPEF. Oltre a pensare ad una riduzione di orario generalizzata è però necessario ragionare in termini di  durata dei tempi di lavoro che assume un arco temporale più ampio che non il giorno o la settimana, ma calendari annui e il ciclo della vita. In pratica  una gestione flessibile della durata del lavoro  i cui disagi  devono essere ricompensati dalla riduzione dell’orario, con i modi e le entità definite. Occorre porsi almeno l’obiettivo, anche se difficilmente raggiungibile, della piena occupazione.
  • La flexicurity (o flessicurezza) intende assicurare che i cittadini dell’Unione europea possano beneficiare di un livello elevato di sicurezza occupazionale, vale a dire poter trovare agevolmente un lavoro in ogni fase della loro vita attiva e di avere buone prospettive di sviluppo della carriera in un contesto economico in rapido cambiamento. La flexicurity vuole inoltre sostenere sia i lavoratori che i datori di retribuzione a cogliere appieno le opportunità che la globalizzazione presenta loro. Essa crea quindi una situazione in cui la sicurezza e la flessibilità possono rafforzarsi reciprocamente
  • Le pensioni. Perche non si stabilisce un range di eta dai 62 ai 70 anni e che ogni uno abbia facoltà di scegliere se andare o meno in pensione in funzione all’entità dell’assegno maturato. Per chi al 31-12-1995 non aveva 18 anni di contributi la pensione viene calcolato con il metodo contributivo e quindi l’assegno è calcolato in funzione a quanto versato, aggiungiamo anche che è previsto anche l’adeguamento dell’eta pensionabile in funzione della speranza di vita, quindi dare la possibilità di posticipare volontariamente l’uscita dal lavoro è senz’altro un vantaggio. Occorre smettere di ragionare sulle pensioni come se il sistema retributivo non sarà mai superato.

Scritto tutto questo cosa rimane? Rimane un governo composto da Ministri sordi; hanno il “paraocchi” e vanno avanti comunque, loro sono senza “macchia” e senza nessun dubbio, sperano di cavarsela sempre!

Un solo problema nessuno più gli da credito e noi paghiamo!

Set 4, 2011 - opinioni    No Comments

Ridistribuire il lavoro.

Ridurre l’orario di lavoro settimanale a 35 ore.

quarto_stato_ok1Occorre una ridistribuzione del lavoro ripensiamo ai Contratti di solidarietà, alla riduzione di orario, alla riduzione degli straordinari, etc.

  • Ai lavoratori compensazione con innalzamento della quota esente dell’IRPEF
  • Ai datori di lavoro riducendo la quota IRAP
    • L’obiettivo del contratto espansivo è quello di incrementare l’occupazione aziendale mediante programmata riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione. Al datore di lavoro che, a seguito della stipulazione di un contratto collettivo aziendale, proceda all’assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale, vengono riconosciuti particolari benefici.
    • Il lavoratore usufruisce, fino a 24 mesi, di una integrazione salariale a carico della Cassa integrazione guadagni, nella misura del 60% della retribuzione perduta (prima del ’96 era al 50%) a seguito della riduzione d’orario. Per il Mezzogiorno il parametro tempo sale a 36 mesi.
Set 4, 2011 - opinioni    No Comments

Una risposta dovuta.

@Premessa. Un amico termina la e-mail con questa frase: «…. scusa ma io sono concreto, non come Bersani che spara sempre ma non da mai soluzioni concrete e fattibili.»

Ho sentito il dovere di rispondergli in modo articolato e propositivo per non fare solamente qualunquismo o demagogia.

La risposta. Intanto occorre far chiarezza su chi Governa l’Italia e quindi ha il compito di indicare le soluzioni concrete per tenere il Paese nel contesto dei paesi sviluppati. Oggi Berlusconi, con i suoi problemi, e l’incapacità palese dei suoi sostenitori ad indicare soluzioni, stanno portando l’Italia al declino verso il sottosviluppo e la barbaria. La responsabilità è di chi governa. L’opposizione cosa propone? Bersani che soluzioni indica? Se vai sul sito sel Partito Democratico trovi scritte le proposte concrete che Bersani annuncia ma ci sono troppi sordi a non voler sentire ed ascoltare le ragioni dell’opposizione!

Vogliono mettere in galera chi evade più di 3 milioni! Perchè chi ne evade 2999999 è più onesto?
Hanno buttato all’aria quello che aveva fatto Visco per contrastare l’evasione ora per la vergogna di doverle ripristinare si inventano cose che non stanno ne in cielo e ne in terra e fanno solo pasticci.
Vuoi sapere quali sono le cose concrete da fare?

  • I proventi da operazioni finanziarie devono essere tassati come gli stipendi, o almeno al 20%
  • Chi possiede ingenti patrimoni deve concorrere con almeno un 0,5 % In Italia il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza totale.
  • Chi possiede dei capitali, coloro che hanno goduto dello scudo fiscale, possono pagare anche loro oggi un 15%.
  • La tracciabilità del denaro serve a contrastare il lavoro nero! Anzichè avere un limite di 2500 € per pagamenti in contanti abbassare a 500€ o meno. Le transazioni irregolari sarebbero più limitate.
  • La tassa di solidarietà per stipendi oltre i 100 000 € perchè toglierla?
  • Mettiamo un tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici, ripristiniamo il tetto 300 000€ introdotto dal governo Prodi e subito tolto da Berlusconi. Per i privati una aliquota più altra oltre un certo redito non sarebbe uno scandalo.
  • Le frequenze del digitale terrestre anziche fare un regalo a Piersilvio Berlusconi si possono vendere mettendole all’asta.
  • Le pensioni. Perche non si stabilisce un range di eta dai 62 ai 70 anni e che ogni uno abbia facoltà di scegliere se andare o meno in pensione in funzione all’entità dell’assegno maturato. Per chi al 31-12-1995 non aveva 18 anni di contributi la pensione viene calcolato con il metodo contributivo e quindi l’assegno è calcolato in funzione a quanto versato, aggiungiamo anche che è previsto anche l’adeguamento dell’eta pensionabile in funzione della speranza di vita, quindi dare la possibilità di posticipare volontariamente l’uscita dal lavoro è senz’altro un vantaggio. Occorre smettere di ragionare sulle pensioni come se il sistema retributivo non sarà mai superato.
  • Riforma del Senato, riducendo il numero di senatori e cambiandone la funzione facendolo diventare Senato delle Regioni e Autonomie locali.
  • I doppi incarichi dei parlamentari. Tutti gli avvocati di Berlusconi o fanno il parlamentare o l’avvocato. etc. etc.
  • Etc. etc. etc.

Ti bastano queste proposte?
Potrei continuare fino a domani.
Ma per iniziare a governare seriamente occorre che Silvio Berlusconi venga rinchiuso, almeno in una casa di riposo! Loro sono contenti. Io non ne vedo il motivo  Lo vedi che adesso l’Italia che considerazione ha nel mondo. Berlusconi è stato messo da parte da tutti, Gheddafi sta scappando, Putin si è scompagnato, Obama,SarkozyMerkel, Cameron, lo trattano per quello che è, non gli da retta più nessuno. La Banca Europea gli scrive per dirgli quello che deve fare.

…. e allora?
Tu credi ancora di salvarti? Se si va a rotoli si va a rotoli tutti! Il rischio non è solo quello di stringere un pò la cinghia ma anche che la violenza abbia il sopravvento e a quel punto è difficile che i cittadini onesti non ne paghino le conseguenze. Vogliamo tornare  “barbari” o avanzare nella civilta? Leggi Da Cavour a Berlusconi – dall’alba al tramonto e non continuare a fare il QUALUNQUISTA non possiamo più permettercelo.
Ciao
Michele

Ago 13, 2011 - opinioni    No Comments

No alle privatizzazioni per legge.

euro-soldi-tasse3Il 12 giugno scorso, la maggioranza degli italiani,(maggioranza vera 50% + 1), ha detto NO all’obbligo di privatizzare la gestione del servizio idrico, cancellando le norme che imponevano ai Comuni italiani di dare ai privati entro i 31 dicembre 2011 la gestione del servizio.

Oggi a poco più di 60 giorni dall’esito referendario, si parla di privatizzare QUASITUTTO per risanare i conti dell’Italia non tenendo in debita considerazione l’opinione degli italiani. Il pronunciamento degl’italiani è stato sul servizio idrico, (acqua bene comune), ma non si può nascondere che sui beni comuni l’opinione pubblica maggioritaria è orientata verso un mercato LIBERO dove PUBBLICO e PRIVATO hanno pari dignità, contro ogni elemento PREVARICATORE, Monopolistico o Lobbistico che sia.

Due considerazioni:

1)      Se la gestione di un servizio produce utili per la collettività perchè occorre privatizzarlo?

2)      Se la gestione risulta essere in passivo perchè un privato dovrebbe pagare un prezzo congruo? Il rischio è che il privato riceva in “regalo” la gestione e successivamente per ottenere utili richiederà l’adeguamento delle tariffe.

Quindi imporre di PRIVATIZZARE beni comuni è contrario alla volontà popolare ed in questo momento non conveniente e remunerativo per le casse dello Stato.

Oggi è necessario LIBERALIZZARE e REGOLARE il mercato per evitare storture e dare ai beni, alla produzione priorità nei confronti della finanza.

Occorre difendere l’art.41 della Costituzione italiana che recita:

«L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali».

Se i contenuti dell’articolo 41 non fossero disattesi anche l’attività finanziaria sarebbe stata indirizzata e coordinata a fini sociali anziché per fare la guerra agli Stati ed affamare i popoli.

Ago 1, 2011 - opinioni    No Comments

Acqua: Che fare?

Fiore_innaffUn volantino del Comitato del Saronnese “ 2 Sì per l’acqua bene comune” distribuito giovedì 14 luglio in Piazza a Saronno riportava la seguente critica alla proposta di legge presentata in Parlamento dal PD: «Dopo i referendum non si può rispondere, come fa il Partito Democratico, con una proposta di legge che lascia ancora la possibilità ai privati di gestire gli acquedotti, soluzione che il voto referendario ha voluto cancellare; né si può continuare ad ignorare la scelta fatta dalla maggioranza degli italiani, come altri vorrebbero».

Un critica alla proposta di legge presentata dal Partito Democratico, da me condivisa, è che avanzando il concetto, alquanto confuso di “remunerazione dell’attività industriale” si ripropone in una forma molto simile la remunerazione del capitale, bocciato dal secondo referendum.

La gestione dopo l’esito del referendum deve fondarsi sul pareggio tra costi e ricavi e questo deve essere garantito dalla tariffa che deve vedere negli atti della sua “formazione” di un’ampia partecipazione dei cittadini, soprattutto è necessario che siano gli utenti ad avere un grosso peso decisionale e di controllo dell’equità della tariffa applicata e soprattutto vigilare sulla qualità del servizio fornito sotto ogni aspetto.

Deve essere la tariffa il discrimine tra i vari tipo di gestione. Trovo molto negativo sancire per legge un “monopolio” che nei fatti domani potrebbe rilevarsi non al passo coi tempi e quindi oneroso e qualitativamente carente.

Ora io vedo un pericolo: i Comitati “2 SI per l’acqua bene comune” forti della vittoria dei Si ed incassato l’abrogazione di norme che imponevano la privatizzazione forzata del servizio idrico integrato si gongolano sopravalutando ed attribuendosi gran parte del merito per il consenso e la mobilitazione che c’è stata, non dando e arrivando anche a sottovalutare il ruolo che altri soggetti hanno svolto e non riconoscendo che sono stati, soprattutto, i singoli cittadini sensibili ai temi in questione, (acqua, nucleare ed anche il tema della giustizia).

Questo atteggiamento di onnipotenza porta a credere che abbiamo vinto e continueremo a vincere dando per scontato molte cose. Il rischio è di farci perdere di vista i veri obiettivi su cui il consenso dei cittadini si rinnoverà e di imboccare strade dove difficilmente i cittadini ci seguiranno.

Per tutto questo io ritengo che porsi l’obiettivo di eliminare tutte le S.p.A. o S.r.l. che gestiscono i servizi idrici sia un falso obiettivo nell’immediato ma sicuramente un punto di approdo naturale se la gestione pubblica, come io credo, possa essere la migliore.

Io ritengo che in questo momento sia necessario fare una grande lotta sulle tariffe, sulle regole per formarle e che deve vedere gli utenti tra i soggetti protagonisti come controllo ma anche gestione.

Il principio su cui deve formare la tariffa e tutta la gestione del servizio è sul pareggio tra costi e ricavi; principio non derogabile nè da ente pubblico ne tanto meno da società private.

Lug 11, 2011 - opinioni    No Comments

Centralismo democratico o egocentrismo?

Punto di vistaQuasitutti1 vogliono un Partito Democratico che parli all’unisono, una sola lingua e una sola voce, un solo punto di vista che indichi la via da seguire! Poi scopro che quasitutti i “critici” vorrebbero che la voce il punto di vista sia il loro, senza se e senza ma. Io vorrei conoscere quali sono le idee e i punti di vista per “giudicare” nel merito quale sia la proposta “migliore”, dal mio punto di vista naturalmente, quella del PD o quella dei “critici”. Giudicare errate le posizioni assunte dal PD affermando: “… già prima di entrare nel merito delle ragioni e dei torti delle varie posizioni. …” e non arrivare  mai a dire cosa si propone. Io ritengo che il “merito” deve essere il “discrimine” tra DEMAGOGIA e CONCRETEZZA. Facciamo proposte non enunciazioni che non arrivano mai al nocciolo delle questioni.

NOTE: 1 – Propongo di sostituire nel vocabolario la parola TUTTI con QUASITUTTI, tutt’attaccato, per evitare generalizzazioni e qualunquismo. Si eviterebbe in questa maniera di pronunciare frasi del tipo «Lo dicono tutti!» «Fanno tutti così!» «Sono tutti uguali!» «etc. etc.» – TUTTI CHI? Mi domando io. «La legge è uguale per tutti» …QUASITUTTI, c’è sempre qualcuno che la fa franca.

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