Gen 9, 2014 - opinioni    No Comments

Finanziamenti ai partiti.

L’anomalia italiana
di Daniela Piccio

La riforma varata a dicembre dal governo Letta abolisce i rimborsi elettorali e anche il cofinanziamento, mentre in tutta Europa i sistemi di finanziamento pubblico diretto ai partiti sono considerati una componente fondamentale per il corretto svolgimento del meccanismo democratico.
Prima di entrare nel contenuto dell’ennesima riforma in materia di finanziamento alla politica è  soffermarsi su due questioni importanti. La prima richiama le qualità generali che una  sul finanziamento ai partiti dovrebbe rispettare, la seconda è un invito alla chiarezza .
Per varare una legge sul finanziamento ai partiti serve innanzitutto che il legislatore rispetti alcuni fondamentali: una regolamentazione deve essere chiara, comprensiva e internamente. Serve – come già più volte sottolineato sia da parte delle istituzioni europee sia da voci richiami interni al paese – che venga istituito un testo di legge che regolamenti al suo interno l’intero complesso di aree che contraddistinguono la economico-finanziaria dei partiti e il loro controllo. Una legislazione sul finanziamento ai necessita quindi che sia comprensiva di norme che definiscano: le entrate dei partiti (il di finanziamento pubblico e/o privato), le loro spese (tipologia e tetti di spesa) e la (soglie sopra le quali rendicontare e relative modalità). Al contempo, essa dovrà  le autorità adibite al controllo della gestione finanziaria, le loro funzioni e le sanzioni nel caso in cui fossero rilevati  illeciti.
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Finanziamenti ai partiti.ultima modifica: 2014-01-09T02:21:34+01:00da fumet
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