Giu 17, 2014 - opinioni    No Comments

AGENDO: La newsletter del PD di Origgio e Insieme per Origgio (n°04 giugno 2014)

AGENDO n°4Domenica 8 giugno si è completato con il ballottaggio per l’elezione del Sindaco, in varie città, la tornata elettorale iniziata con le elezioni europee e il primo turno del 25 maggio. Nei posts pubblicati abbiamo voluto sottolineare alcuni aspetti, da noi ritenuti essenziali, di seguito sono riportati i titoli:

            • ELEZIONI EUROPEE DEL 25 MAGGIO 2014. IL PD È IL PRIMO PARTITO A ORIGGIO: 1.548 origgesi, il 41,7 % hanno dato il loro consenso al Partito Democratico nelle elezioni per il parlamento europeo del 25 maggio 2014
            • FUORI DALLA POLITICA PER SEMPRE CHI TRADISCE IL MANDATO DEGLI ELETTORI.
            • ORIGGIO: I CORDOLI DI VIA MANZONI: SERVONO O NON SERVONO, QUESTO È IL PROBLEMA! Continuiamo a non capire da dove il Sindaco Panzeri estrae gli elementi che lo portano a dare un giudizio positivo sul tema della sicurezza stradale, nelle vie di Origgio. Abbiamo sempre portato all’attenzione del Consiglio Comunale gli aspetti più critici e le soluzioni per migliorare la sicurezza degli utenti soprattutto sulle strade del centro urbano.

Scarica il documento in formato pdf al link: AGENDO n°04 giugno 2014

Giu 7, 2014 - opinioni    No Comments

Se Renzi vuole rottamare l’Unità?

sbilanciamoci – 06/06/2014
 

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, starebbe per presentare al tribunale di Roma un’istanza di liquidazione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci

Da un po’ di tempo sulla prima pagina dell’Unità (in fondo a destra) appare il seguente comunicato del comitato di redazione: “I giornalisti de L’Unità continuano lo sciopero delle firme. Mancano due giorni alla data dell’assemblea dei soci chiamata a far la scelta decisiva per la testata. Non accetteremo ulteriori rinvii. Il giornale non può permettersi di galleggiare, di restare ancora senza un vero piano industriale e chiari obiettivi di sviluppo, soprattutto alla vigilia dei mesi estivi”.

La pubblicazione di questo comunicato sembra essersi interrotta mercoledì 4 giugno, ma ciò non toglie che sia segno non solo di crisi ma anche di forti dissensi nel Pd.

Renzi starebbe per presentare al tribunale di Roma un’istanza di liquidazione dell’Unità. In altre parole un passo ufficiale per chiudere il giornale.

Questa la pesante novità del nuovo corso del Pd dopo il suo straordinario successo elettorale. L’Unità, fondata da Antonio Gramsci nel 1924 è diventata un negativo residuo del passato, un ostacolo a ogni programma di rinnovamento. Da rottamare.

È questo che dobbiamo capire dalla decisione di aprire la procedura di fallimento e, quindi, di chiusura? Certo, l’Unità versa come e più degli altri quotidiani in grandi difficoltà, ma in altri tempi ci sarebbe stato, sulla scia del successo elettorale, il lancio di una grande campagna di sottoscrizione, come altre volte nel passato, e non una richiesta di fallimento, cioè di chiusura. Tanto più che a fare questa richiesta non sono i creditori in sofferenza ma la segreteria del Pd.

Luciana Castellina in un serio e attento articolo sul manifesto di venerdì 30 maggio ha scritto che il Pd sta diventando come il partito democratico Usa, ma dubito che quel partito avrebbe preso decisioni di questo tipo, così autolesionistiche. Ma nella nuova logica renziana chiudere l’Unità non è autolesionistico ma liberatorio di tutto l’inutile e dannoso ciarpame di sinistra che qualcuno vuole ancora conservare, quando il mondo è cambiato e si sono dissolte le prospettive socialiste e comuniste.

Il mondo così come è va bene, non si tratta di cambiarlo ma di governarlo cosi come è, di riuscire ad avere un potere personale di governo. Questa sarebbe la linea di Matteo Renzi: chiudere l’Unità è ai suoi occhi liberarsi del peso di un passato piuttosto assurdo, per tentare di avere un po’ di peso nel mondo capitalista. Ai lavoratori, bene che vada, si potrà dare qualche mancia.

Ma a chi serve oggi fare fallire l’Unità?

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Mag 20, 2014 - opinioni    No Comments

AGENDO: La newsletter del centro-sinistra di Origgio; (n°03 maggio 2014)

Agendo_n°3Di seguito sono riportati i titoli dei posts pubblicati sul n° 3 di AGENDO: la newsletter del centro-sinistra di Origgio (scaricando il PDF allegato potete leggere i testi per intero), che ci auguriamo possano essere un utile contributo, al percorso di impegno per il miglioramento della nostra comunità.

1) ELEZIONI EUROPEE DEL 25 MAGGIO 2014.

  • NON HA FALLITO L’EUROPA. Vinceremo l’astensionismo e lo scetticismo per darle un volto nuovo. Fermare l’austerità, controllare la finanza, ridurre le disuguaglianze e espandere la democrazia. La crisi economica che ha imperato per molti più anni di quelli che avrebbe dovuto, è la prova più convincente di come abbia fallito non l’Europa, ma la destra che ha guidato l’Europa in questi anni.
  • UNA NUOVA EUROPA PER USCIRE DALLA CRISI. Giovedì 22 maggio ore 21,00 – Villa Gianetti, Saronno – Interverrà l’ON. SERGIO COFFERATI
  • PROGRAMMA DEL PARTITO DEMOCRATICO PER L’EUROPA.
  • MANIFESTO DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO.

2) I CANDIDATI ALLE ELEZIONI EUROPEE 2014 – Circoscrizione Nord Ovest

3) RIFLESSIONI SUL 1° MAGGIO FESTA (?) DEL LAVORO. Prima: il lavoro. Ma prim’ancora il lavoro che non c’è. Il primo maggio scorso c’era poca aria di festa, per l’italia dei disoccupati, degli inoccupati e mal occupati, per i troppi che ancora rischiano di perderlo, il lavoro.

4) POSITIVA RISPOSTA DEGLI ORIGGESI. A conclusione dell’incontro con l’autore Carlo Ambrosini, di domenica 11 maggio, appariva evidente la soddisfazione di noi organizzatori, per la riuscita dell’incontro: “METTI IN CIRCOLO IL PITTORE”.

5) LE RIUNIONI DEL COORDINAMENTO DEL CIRCOLO PD DI ORIGGIO. Lunedì 5 maggio, il Cordinamento del Circolo PD di Origgio, insieme ad alcuni iscritti ed attivisti, abbiamo discusso di “Cittadinanza Attiva”.

6) ● AGENDA ● I prossimi appuntamenti.

Vi auguriamo una buona lettura, vi ringraziamo per l’attenzione e rinnoviamo l’invito ad essere parte attiva nella nostra comunità.

Scarica il documento in formato pdf al link: AGENDO n°03 maggio 2014
Scarica il documento in formato pdf al link: PROGRAMMA DEL PARTITO DEMOCRATICO PER L’EUROPA
Scarica il documento in formato pdf al link: MANIFESTO DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO

Mag 11, 2014 - opinioni    No Comments

L’etichettatura sociale dei beni contro il neoliberismo

social etiquetteL’obbligo dell’etichetta sociale permetterebbe di garantire il commercio internazionale senza la competizione al ribasso su diritti e garanzie.

È indiscutibile che la libera circolazione globale delle merci abbia avuto un effetto negativo sulle garanzie del lavoro, sui diritti sindacali, con il risultato di peggiorare la qualità della vita di una fascia elevata della popolazione, di redistribuire in senso regressivo il reddito e di diffondere l’idea che la difesa di tali diritti fosse troppo costosa e antistorica. Questo non è tuttavia una conseguenza necessaria del libero commercio, tutt’altro. Dai tempi della rivoluzione industriale, i diritti e le garanzie dei lavoratori (diritti di associazione sindacale, di sciopero, diritto alle ferie pagate, alla pensione, etc.) si sono diffusi insieme con l’espansione dell’industria e l’aumentare degli scambi.
La globalizzazione ha interrotto questo processo: ha creato un unico grande mercato privo però di un qualsiasi referente politico e di un luogo dove i conflitti sociali e distributivi trovino una definizione politica. Al contrario, le economie hanno iniziato un processo concorrenziale tutto giocato sulla deregolamentazione dei mercati e principalmente del mercato del lavoro. È un caso da manuale di fallimento del coordinamento.
Ci sono due soluzioni di scuola: creare un governo mondiale o ritornare a far coincidere lo spazio economico con lo spazio politico frenando il processo d’integrazione economica e adottando forme più o meno velate di protezionismo. Il primo è al momento utopistico, il secondo sembra specularmente anacronistico e pericoloso sia perché alimenta sentimenti nazionalistici sia perché appare perdente rispetto alla globalità dei problemi attuali (pensiamo alle questioni ambientali.
Esiste anche un’altra strada: introdurre l’etichettatura sociale obbligatoria dei beni.
L’introduzione dell’obbligo dell’etichetta sociale permetterebbe di garantire il commercio internazionale senza la competizione al ribasso sui diritti e le garanzie, facendo in modo che il commercio dei beni incorpori informazioni sul processo produttivo che riguardino anche le condizioni di lavoro e le tutele dei lavoratori.
Il principio di partenza è quello che il consumatore ha diritto a tutte le informazioni possibili sul bene che intende acquistare e che possano influenzare le sue scelte. Fra queste informazioni, non ci possono non essere anche le caratteristiche sociali del bene.
Il libero commercio e la libera concorrenza fra le imprese serve a massimizzare il benessere dei consumatori che nella teoria economica neoclassica, alla base della dottrina liberista, sono sovrani. Orbene, i consumatori per esercitare sostanzialmente la loro sovranità hanno come primo diritto quello a una scelta pienamente informata e consapevole.
Come funziona
Tutti i beni sono accompagnati da un’etichetta sociale che dà indicazioni sulle condizioni di lavoro, sulla tipologia dei contratti, sull’esistenza di libertà sindacali, sul rispetto delle condizioni di salubrità e sicurezza del posto di lavoro.
L’etichettatura è già in essere per tanti beni, ad esempio per gli elettrodomestici che vengono etichettatati da E a AAA in base all’efficienza energetica.
Esiste già uno standard relativamente usato a livello internazionale, la certificazione SA8000 definita dalla Social Accountability International – un organismo cui aderiscono molte organizzazioni sindacali, NGO, imprese private – che utilizza una procedura di tipo ISO e considera nove elementi (fra i quali, lavoro minorile, salute e sicurezza, libertà di associazione, contrattazione collettiva, discriminazione, orario di lavoro, remunerazione).
Non esiste nessuna grande difficoltà a usare gli stessi parametri per costruire un’etichetta obbligatoria dei beni che potrebbe andar da E (nessuna garanzia) a AAA (massimo rispetto dei diritti dei lavoratori).
Finalità
Il primo obiettivo è stabilire il principio che il consumatore ha diritto a essere informato su tutte le caratteristiche del bene, il che avrebbe positive conseguenze anche in altri settori come quello della tutela dell’ambiente e della salute. Con l’etichettatura sociale, le condizioni di lavoro umano impiegate smettono di essere trasparenti al consumatore.
Per le imprese e specialmente per quelle dotate di un marchio conosciuto diventerebbe conveniente investire in maggiore responsabilità sociale migliorando le condizioni di lavoro per ottenere un’etichettatura sociale favorevole. Sarebbe lo stesso meccanismo concorrenziale a spingere le imprese a investire in rapporti di lavoro sempre migliori per ottenere positivi effetti d’immagine.
Nel medio periodo è prevedibile attendersi alcuni risultati: a) le condizioni di lavoro dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo miglioreranno sensibilmente con effetti positivi anche sui livelli salariali; b) s’interromperà il circolo vizioso che vuole che l’apertura commerciale porti alla competizione al ribasso sulle garanzie sociali connesse all’uso del fattore lavoro, c) anche i lavoratori dei paesi industrializzati vedranno migliorare i salari e le condizioni di vita ; d) vi saranno effetti redistributivi di tipo funzionale con l’aumento della quota di ricchezza che va ai possessori del fattore lavoro rispetto ai proprietari del fattore capitale.
La proposta non distorce le scelte di consumo perché lascia piena libertà di scelta al consumatore, non introduce costi aggiuntivi obbligatori per le imprese, se non quelli minimi dell’etichettatura, non mette in discussione l’idea di base della libertà di circolazione delle merci. Da un punto di vista astratto è assolutamente in linea con l’ideale liberista della supremazia del consumatore. Un consumatore più informato può migliorare il suo processo decisionale facendo scelte più consapevoli e in grado di fargli raggiungere livelli di benessere più elevati.
Si tratta al contempo di una proposta anche rivoluzionaria. Equivale a una rivoluzione copernicana del commercio internazionale, al centro del quale fino ad ora vi erano i beni e le imprese. Invece al centro del commercio ci devono essere i consumatori e i loro diritti, il primo dei quali è proprio quello di avere tutte le informazioni necessarie per prendere le proprie decisioni in modo corretto e consapevole.
È una modifica radicale delle politiche del Wto che affermano che il libero commercio possa essere limitato solo in alcuni casi molto particolari ritenendo che qualsiasi ostacolo al commercio è un ostacolo alla crescita economica. Va in direzione diametralmente opposta rispetto alla strada che Europa e Usa hanno intrapreso con le contrattazioni sul famigerato Ttip che vorrebbe abbattere totalmente proprio quelle barriere di tipo non tariffarie come potrebbe essere interpretata la etichettatura sociale obbligatoria dei beni.
Costituirebbe, usando la retorica vincente, un radicale e innovativo cambio di verso nelle “non” politiche del commercio internazionale seguite finora.

La riproduzione di questo articolo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: www.sbilanciamoci.info.

Mag 11, 2014 - opinioni    No Comments

Un’altra strada per l’Europa

Voto-ParlamentoFermare l’austerità, controllare la finanza, ridurre le disuguaglianze e espandere la democrazia. A poche settimane dalle elezioni europee, un appello lanciato da 40 personalità del mondo dell’economia, della cultura e della società civile, e diffuso in sette lingue, per cambiare la rotta dell’Europa.

Alla vigilia delle elezioni europee del maggio 2014 l’Europa è colpita dall’austerità, dalla stagnazione economica, da disuguaglianze sempre più gravi e dal crescente divario tra paesi del centro e della periferia. La democrazia viene esautorata a livello nazionale e non viene sviluppata a livello europeo. Il potere è concentrato nelle mani di istituzioni tecnocratiche che non rispondono delle loro decisioni e dei paesi più forti dell’Unione. Allo stesso tempo, cresce in tutto il continente un’ondata populismo, con l’affermarsi in alcuni paesi di pericolosi movimenti nazionalisti. Questa non è l’Europa immaginata decenni fa come uno spazio di integrazione economica e politica, libera dalla guerra. Questa non è l’Europa che prometteva progresso economico e sociale, l’estensione della democrazia, dei diritti e del welfare. E’ necessario un radicale cambiamento di rotta. Le elezioni europee del maggio 2014 sono un’opportunità importante per uscire dall’impasse neoliberista, fermare le tentazioni populiste e affermare che un’altra strada per l’Europa è possibile.

La Rete europea degli economisti progressisti (Euro-pen), di cui fanno parte gruppi di economisti e organizzazioni della società civile, chiama i cittadini e le forze politiche a un dibattito europeo sulle alternative possibili. Proponiamo un cambiamento radicale delle politiche europee in cinque aree chiave. Chiediamo che queste proposte siano messe al centro della campagna elettorale e delle attività del nuovo Parlamento europeo e della nuova Commissione.

1. Fermare l’austerità. Le politiche fiscali restrittive dell’Unione europea – in particolare il Fiscal Compact e il Patto di stabilità e crescita – devono essere abbandonate. Le regole di bilancio devono essere cambiate e l’obiettivo di un “pareggio strutturale” per i bilanci pubblici deve essere sostituito da una strategia economica coordinata che permetta agli stati membri di attuare le politiche fiscali che sono necessarie per uscire dalla crisi. Senza un forte stimolo della domanda non ci può essere via d’uscita dall’attuale stagnazione. A tal fine, è essenziale un programma di investimenti pubblici per la transizione ecologica, finanziati a livello europeo attraverso la Banca europea per gli investimenti (Bei). Un piano di investimenti pubblici europei è necessario per ricostruire attività economiche che siano sostenibili e capaci di offrire buoni posti di lavoro. Queste misure dovrebbero essere al centro di una nuova politica industriale in Europa, orientata verso la trasformazione ecologica e sociale del nostro modello economico, con una drastica riduzione nei consumi di energie non rinnovabili.

2. Controllare la finanza. Di fronte al rischio di deflazione – e al circolo vizioso di politiche restrittive, depressione e concorrenza al ribasso sui salari – la politica monetaria dell’eurozona deve cambiare radicalmente, riportando l’inflazione almeno al livello del 2%. La Banca centrale europea (Bce) deve fornire liquidità per realizzare politiche espansive, e deve diventare prestatore di ultima istanza per i titoli pubblici. Il problema del debito pubblico dev’essere risolto attraverso una responsabilità comune dell’eurozona e con la ristrutturazione del debito. Gli eurobond devono essere introdotti non solo per rifinanziare il debito pubblico degli stati membri, ma anche per finanziare la conversione ecologica dell’economia europea. Il settore finanziario dev’essere radicalmente ridimensionato, con una tassa sulle transazioni finanziarie, l’eliminazione della finanza speculativa e il controllo dei movimenti di capitale. Le regole previste dall’Unione bancaria che sta emergendo non affrontano i difetti strutturali e la fragilità di fondo del sistema finanziario; servono regole più stringenti che vietino le attività finanziarie più speculative e rischiose, e introducano una netta divisione tra banche commerciali e banche d’investimento. I problemi dei centri finanziari offshore e dei paradisi fiscali all’interno dell’Unione europea devono essere risolti attraverso l’armonizzazione fiscale e regole più severe.

3. Espandere il lavoro, ridurre le divergenze. Il tasso di disoccupazione nell’Unione europea ha raggiunto livelli record. Si aggrava così la fragilità economica e la disintegrazione sociale: creare nuova occupazione in attività socialmente ed ecologicamente sostenibili è una priorità assoluta per la politica. Nell’eurozona è necessario ridurre i gravi squilibri nelle bilance dei pagamenti obbligando all’aggiustamento anche i paesi in surplus. La pressione per ridurre i salari e i diritti dei lavoratori deve finire; la competitività non dovrebbe basarsi sulla riduzione dei salari, ma sull’aumento della produttività e degli investimenti. In Europa è necessario introdurre un salario minimo, legato al Pil pro capite dei paesi.

4. Ridurre le disuguaglianze. Le disuguaglianze sono aumentate in modo grave, e impediscono il ritorno a una crescita giusta. Il modello sociale europeo dev’essere difeso ed esteso attraverso politiche di redistribuzione, protezione sociale e welfare basate sulla solidarietà tra paesi europei. Per ridurre le disuguaglianze e salvaguardare il welfare serve una riforma radicale degli attuali sistemi tributari, con un’armonizzazione fiscale a livello europeo che impedisca alle imprese di eludere la tassazione dei profitti, e con lo spostamento del carico fiscale dal lavoro alla ricchezza e alle risorse non rinnovabili.

5. Espandere la democrazia. Le decisioni di politica economica devono essere soggette a un controllo democratico. È inaccettabile che banchieri, tecnocrati e lobbysti determinino le decisioni che condizionano le nostre vite. La democrazia dev’essere estesa, con un maggior controllo parlamentare e una maggior partecipazione dei cittadini a livello nazionale ed europeo. Per dare risposte alla crisi è necessario estendere l’intervento pubblico nelle attività economiche: nella finanza, nella ricostruzione del sistema produttivo, nei servizi pubblici. Gli attuali negoziati sul Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip) prevedono una grave riduzione dei processi democratici, dello spazio per le politiche e la regolamentazione; fermare il Ttip dovrà essere una priorità assoluta per il nuovo Parlamento.

Chiediamo ai cittadini di sostenere quest’altra strada per l’Europa e di votare per quei candidati e forze politiche che si impegnano a promuoverla. L’emergere di una coalizione progressista nel nuovo Parlamento europeo sarà essenziale per evitare che continuino le politiche fallimentari delle “grandi coalizioni” tra centro-destra e centro-sinistra, attualmente al potere in molti paesi europei.

L’Europa potrà sopravvivere solo se cambierà strada. Europa deve significare giustizia sociale, responsabilità ambientale, democrazia e pace. Quest’altra Europa è possibile; la scelta è nelle nostre mani.

 

Primi firmatari

Nuria Alonso (Universidad Rey Juan Carlos, Madrid and econoNuestra), Elmar Altvater (Attac Germany), Jordi Angusto (Universidad Autónoma Barcelona and econoNuestra), Giorgos Argitis (University of Athens), Etienne Balibar (University of Paris X Nanterre and University of California, Irvine), Andrea Baranes (Fondazione Responsabilità Etica e Sbilanciamoci!), Frederic Boccara (University of Paris 13 and Économistes Atterrés), (Luciana Castellina, fondatrice de Il Manifesto), João Cravinho (Former member of the Portuguese Government and of the Board of the EBRD), Donatella Della Porta (European University Institute), Giovanni Dosi (Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa), Trevor Evans (Berlin School of Economics & Law and EuroMemorandum), Marica Frangakis (Nicos Poulantzas Institute, Athens and EuroMemorandum), Maurizio Franzini (Sapienza Università di Roma), Nancy Fraser (New School for Social Research, New York), Ulisses Garrido (sociologist, tradeunionist, Director of the Education Department at the ETUI), Susan George (honorary president of Attac France, Board President of the Transnational Institute), Claudio Gnesutta (Sapienza Università di Roma e Sbilanciamoci!), John Grahl (Middlesex University, London and EuroMemorandum), Rafael Grasa Hernandez (ICIP, Barcelona), Mary Kaldor (London School of Economics), Maurizio Landini (Segretario della FIOM-CGIL), Dany Lang (University of Paris 13 and Économistes Atterrés), Francisco Louçã (Professor of Economics, ISEG, Lisbon University), Bengt-Ǻke Lundvall (University of Ǻlborg, Denmark), Jose María Mella (Universidad Autónoma, Madrid and econoNuestra), Dimitris Milonakis (University of Crete and Interim coordinator of IIPPE), Chantal Mouffe (University of Westminster, London), Grazia Naletto (Lunaria e Sbilanciamoci!), Henrique Neto (Entrepreneur and former Socialist Member of Parliament), Pascal Petit (University of Paris 13), Mario Pianta (Università di Urbino e Sbilanciamoci!), Dominique Plihon (University of Paris 13 and Économistes Atterrés), Gregorio Rodríguez (Universidad Alcalá Henares, Madrid), Rossana Rossanda (fondatrice de Il Manifesto), Saskia Sassen (Columbia University, New York), José Almeida Serra (Vice President of the Portuguese Economic and Social Council), Henri Sterdyniak (Économistes Atterrés), David Trillo (Universidad Rey Juan Carlos, Madrid and econoNuestra), Koldo Unceta (Universidad País Vasco and econoNuestra), Peter Wahl (World Economy & Development Association (WEED), Germany), Hilary Wainwright (Co-editor, Red Pepper, Great Britain), Frieder Otto Wolf (Free University Berlin and EuroMemorandum)

La riproduzione di questo articolo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte:

www.sbilanciamoci.info

 

L’appello è stato pubblicato anche dai siti:  

www.atterres.org 

www.euromemo.eu

www.econonuestra.org

Apr 30, 2014 - opinioni    No Comments

lavorare MENO, lavorare TUTTI.

COMINCIAMO CON IL RIDISTRIBUIRE IL LAVORO CHE C’È.

Priorità-LavoroIn Italia si incentivano gli straordinari invece di penalizzarli come in tutta Europa, a cominciare dalla Francia con la legge delle 35 ore, alla Germania con l’abolizione degli straordinari sostituiti dalla banca ore e con i contratti di solidarietà e il part-time come in Olanda.
Oggi l’Italia è l’unico Paese europeo dove l’ora di straordinario costa meno dell’ora ordinaria, dove la durata annua del lavoro è di quasi 1800 ore, contro 1500 di media europea.

L’Italia è anche il Paese europeo dove, dalla metà degli anni settanta, il processo storico di riduzione degli orari, dimezzato da 3000 a 1600 ore/anno in un secolo, si è arrestato ed addirittura invertito, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Primo maggio 2014

Apr 22, 2014 - opinioni    No Comments

AGENDO: La newsletter del centro-sinistra di Origgio; (n°02 aprile 2014)

Agendo_n°2Di seguito sono riportati i titoli dei posts pubblicati sul  n° 2 di AGENDO: la newsletter del centro-sinistra di Origgio (scaricando il PDF allegato potete leggere i testi per intero), che ci auguriamo possano essere un utile contributo, al percorso di impegno per il miglioramento della nostra comunità.

1)      COMUNICATO A.N.P.I.  Per un 25 Aprile unitario, di partecipazione e di lotta antifascista. L’ ANPI rinnova la propria solidarietà alle amministrazioni democratiche che continuano a subire le provocazioni di Forza Nuova.

2)      DEMOCRAZIA È PARTECIPAZIONE. Un Paese davvero democratico non è quello che concede ai cittadini una serie di diritti basilari o impone loro una lista di doveri; una “governance giusta” prevede infatti che ciascuno di noi si faccia carico del buon funzionamento e della buona amministrazione della sua comunità, locale o nazionale che sia, e che si impegni attivamente per migliorare lo stato delle cose. Perché è importante la partecipazione dei cittadini alla vita del proprio Comune? Perché è proprio grazie alla partecipazione che i cittadini possono favorire la qualità dei servizi pubblici locali.

3)      IL PARTITO DEMOCRATICO HA ADERITO AL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO. L’ingresso del PD nel PSE è un evento storico. Anche se con qualche anno di ritardo, il 1 marzo 2014, il Congresso organizzato dal PD e dal PSI, tenutosi a Roma, ha sancito questo fatto epocale.

4)      RICORDI E PROPOSITI. Fiera primaverile del bestiame e delle merci del XXV Aprile.

5)      COMINCIAMO CON IL RIDISTRIBUIRE IL LAVORO CHE C’È. In Italia si incentivano gli straordinari invece di penalizzarli come in tutta Europa, a cominciare dalla Francia con la legge delle 35 ore, alla Germania con l’abolizione degli straordinari sostituiti dalla banca ore e con i contratti di solidarietà e il part-time come in Olanda.

6)      AGENDA I prossimi appuntamenti.

Vi auguriamo una buona lettura, vi ringraziamo per l’attenzione e rinnoviamo l’invito ad essere parte attiva nella nostra comunità.

Scarica il documento in formato pdf al link:  AGENDO n°02 aprile 2014

Apr 19, 2014 - opinioni    No Comments

Richiesta, dai cittadini di Origgio, un’area per i cani!

XOriggio_101018Sono molti i cittadini di Origgio che si rendono conto dell’utilità, anche se per opposti motivi, di creare aree dove consentire ai proprietari di portare i cani a farsi una corsetta in piena sicurezza, senza disturbare e lontano da chi ha diffidenza o paura dei cani.

I cittadini chiedono che ad Origgio, come già fatto in numerosi comuni, vengano realizzate alcune aree riservate ai cani nel verde pubblico: “AREE DI SGAMBATURA PER CANI”.
Le aree recintate devono essere attrezzate con bacheca, cestini portarifiuti, panchine e distributori di palette/sacchetti. Il servizio sarà rivolto a tutti i cittadini in possesso di cani regolarmente iscritti all’anagrafe canina. In tali aree i cani possono essere lasciati liberi, naturalmente sempre sotto la responsabilità dei conduttori.

In particolare abbiamo osservato e vogliamo porre l’attenzione dell’Amministrazione Comunale alcune ipotesi da valutare:
1. L’area dell’attuale “Piattaforma ecologica”. Una volta che la nuova “Piattaforma ecologica” sarà operativa la destinazione dell’area adiacente il parcheggio del cimitero completamente recintata, che con pochissimi interventi sarebbe resa adatta per poter ospitare gli animali in sicurezza.
2. Nel progetto “Il bosco in città” da anni promessa nei programmi dei candidati alla carica di Sindaco si potrebbero dedicare uno parte, opportunamente recintata e attrezzata per lo sgambetta mento dei cani.
3. L’area Fiera potrebbe essere resa idonea allo scopo, completamente recintata, utilizzata meno di un mese l’anno, con pochissimi interventi sarebbe resa adatta per poter ospitare gli animali in sicurezza. La piantumazione perimetrale dell’area con appositi raccoglitori di deiezioni all’interno nell’area, qualche cestino per i rifiuti e una fontanella per dissetare i cani sono gli unici interventi indispensabile per rendere idonea l’area.

Non vogliamo che l’area si trasformi in un posto dove portare i cani solo per le loro necessità fisiologiche e quindi auspicheremmo che all’ingresso delle aree fossero affissi cartelli indicanti l’obbligatorietà alla raccolta delle feci degli animali (prassi assolutamente civile, legislativamente prevista ma purtroppo spesso disattesa).
A tale fine per l’attuazione del progetto, la gestione dell’area e disciplinarne l’utilizzo è necessario che l’Amministrazione Comunale doti il tutto di un “REGOLAMENTO PER L’ACCESSO, L’USO E LA GESTIONE DELLE AREE DI SGAMBATURA PER CANI”. Regolamento che detta norme finalizzate a garantire la fruizione delle aree di sgambatura per cani, in condizioni di sicurezza per gli esseri umani e per gli animali.

Il presente post è il primo momento di promozione dell’iniziativa che si svilupperà tra i cittadini raccogliendo ogni valido contributo, cominciando dall’elaborazione di documenti e testi utili allo scopo. Iniziamo con valutare ed elaborare i documenti allegati, raccolti sul web che meritano sicuramente di essere aggiornati alle norme attualmente in vigore.

 

Apr 2, 2014 - Politica    No Comments

SENATO: IL DOPOLAVORO DEI SINDACI?

ParlamentoLa risolutezza con cui Renzi sta portando avanti la battaglia di rinnovamento della politica e delle istituzioni, e soprattutto il modo di proporre i vari argomenti, produce in me un po’ di perplessità! Ho fiducia, però, che lo stimolo prodotto, porti finalmente a termine riforme essenziali per ammodernare il Paese.

Chiara è, infatti, per tutti (o quasi tutti) la necessità di superare il bicameralismo paritario (perfetto), giustamente voluto dai costituenti nel tempo in cui la democrazia da noi muoveva i primi passi, è meno chiaro, però, cosa sarà esattamente il Senato “non elettivo” di domani. Di cui non basta dire, a mio avviso, che costerà meno di quello attuale e che non dovrà più dare la fiducia o la sfiducia al governo o un voto al bilancio dello Stato e di cui è importante stabilire con precisione maggiore la composizione, ruolo e funzioni. L’introduzione della sfiducia costruttiva può essere la soluzione a evitare che le legislature non durino l’intero quinquennio.

Un Senato “non elettivo” mi trova in assoluto disaccordo; penso che debbano essere i cittadini a eleggere, nei territori, i propri rappresentanti. Questo é un punto su cui riflettere, altri che condivido pienamente sono messi in risalto nell’ intervista a l’Unità  di oggi da Luciano Violante.

Violante afferma: […] “Premesso che ci sarà uno scarto di rappresentanza molto forte tra Camera di 630 deputati e il Senato di 148, bisogna esaminare con attenzione come cambiare l’elezione dei membri del CSM e quella del Capo dello Stato. Con questi numeri c’è il rischio che l’elezione sia decisa dalla sola Camera. Così come per il Quirinale è necessario integrare il collegio dei grandi elettori. Con un sistema di voto fortemente maggioritario, c’è il rischio che un partito con il 30% di voti o anche meno diventi il dominus non solo del Governo ma nell’elezione di questi organismi e del Capo dello Stato. Servono dei contrappesi per garantire un maggiore equilibrio costituzionale. Sarebbe opportuno consentire un ricorso preventivo alla Corte Costituzionale da parte di minoranze qualificate nei confronti di leggi che presentano difetti di costituzionalità, prima della loro promulgazione. Questo per equilibrare lo strapotere della maggioranza che vince le elezioni. In questo senso si potrebbe dare più forza alle proposte di legge d’iniziativa popolare, su alcune materie specifiche, con l’ipotesi di un referendum propositivo, nel caso la legge popolare sia bocciata dalla Camera” […].

Per fare una buona riforma, occorre ascoltare tutti, togliere i paletti “irrinunciabili” e soprattutto non si può dare l’out-out, “prendere o lasciare”, ai Parlamentari, che son lì per fare buone leggi non solo a votare.

Cavalcare l’antipolitica a me non piace e non m’incanta chi lo fa! Io non sono d’accordo che i Senatori non siano eletti direttamente dai cittadini e che la funzione sia svolta senza nessuna indennità! Perché i Senatori dovrebbero svolgere la loro funzione senza che gli sia riconosciuta un’indennità? Forse perché il lavoro svolto non è importante o meritevole? Perché i Senatori devono svolgere un’altra funzione o doppio incarico? Fare il Sindaco part-time significa svolgere meglio l’incarico? Perché i senatori dovrebbero avere indennità differenti l’uno dall’altro? Il sindaco percepirebbe indennità che varierebbe dai 900 ai 5000 il Consigliere o presidente regionale da 6600 senza contare i deputati che partono da 10000? Un Sindaco potrà permettersi di assumere un/una segretaria (portaborse) per espletare meglio il mandato o deve fare tutto da solo? Non funziona! Al Senatore va riconosciuta un’indennità ed evitare il doppio incarico! Soprattutto occorre dare la possibilità ai cittadini di eleggere il proprio Senatore! Occorre superare la stagione delle nomine, che con il Porcellum ha raggiunto il suo apice. É necessario dare più voce ai cittadini e meno alle segreterie di partito.  #senatoNOdopolavoro il Senato non deve essere un dopolavoro.

Sono fiducioso che se ci sarà la volontà di portare a termine l’iter parlamentare per modificare l’attuale bicameralismo, all’interno di un dialogo costruttivo che deve svolgersi, nel Parlamento e nel Paese, senza preclusioni e senza sottorifugi, nei prossimi mesi, in tempi ragionevoli, sarà una buona riforma. Distruggere una cosa che non funziona più, è molto più facile che costruire qualcosa di nuovo che funzioni bene. Soprattutto se il nuovo di cui si tratta deve corrispondere ai bisogni di un Paese affannosamente alla ricerca di un nuovo punto di equilibrio. Da raggiungere con la serenità del dialogo. Di cui è sempre sbagliato avere paura.

Mar 20, 2014 - opinioni    No Comments

21 marzo, Giornata mondiale contro il razzismo.

21 marzoIl 21 marzo 1960 a Sharpeville, in Sudafrica, la polizia apre il fuoco su migliaia di manifestanti che protestano contro la decisione del governo di introdurre un lasciapassare obbligatorio per i sudafricani neri che entrano in aree urbane nelle quali vivono i bianchi. Muoiono 69 persone e centinaia sono i feriti.

Le Nazioni Unite il 26 ottobre 1966, in memoria di quella strage,  istituiscono la Giornata internazionale contro il razzismo. Questi i fatti storici.

Sono passati 54 anni da quella giornata e l’Europa è attraversata ancora una volta da una ventata di razzismo e xenofobia che rischia di essere ampiamente rappresentata nel prossimo Europarlamento.

La crisi globale, che ha prodotto e produce ingiustizie, disoccupazione e povertà alimenta anche degrado culturale ed etico, favorendo la crescita di movimenti politici di estrema destra.

La risposta delle democrazie europee a questo pericoloso fenomeno è stata debole e contraddittoria.

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